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ANTICHI SENTIERI DI BOSCO DAL TRAMONTO ALL'ALBA
22 Luglio 2005
di Antonella Di Maggio e Delfina Giovannini
________________________________________________________________
Passeggiata
notturna con ascolto guidato del paesaggio sonoro, camminando
tutta la notte, con Wolfgang Fasser.
Partenza da Strada in Casentino – arrivo a Poppi
Ci ritroviamo
in cinquanta nella piazzetta di Strada, pronti per la camminata notturna
dedicata all’ascolto. Molti non hanno mai fatto un’esperienza
di questo tipo… Non piove più, così, dopo aver gustato
la pizza in una allegra osteria, ci raduniamo nella piazza formando
un grande cerchio e Wolfgang ci invita a dire i nostri nomi. Comincia
da qui il nostro ascolto: chi siamo, dove stiamo andando, come stiamo?
Sono le 22,20, nella semioscurità, si intravedono le nostre figure
e da ognuna di esse escono le voci dei nomi che percorrono questo anello
umano. Wolfgang ci ricorda che il percorso, in alcuni punti, è
impegnativo e nel bosco è meglio affidarci con attenzione alla
sensibilità dei nostri piedi ed evitare di distrarsi con troppe
chiacchiere; dopo aver raccomandato di spegnere i cellulari, lancia
le ultime rassicurazioni al gruppo e, anche per incoraggiarci, crea
già una viva aspettativa del premio che ci aspetta alla fine
della nostra meta: i caldi e gustosi bomboloni del bar di Poppi all’arrivo
previsto per le 7 del mattino.
Cominciamo ad incamminarci sull’antico e tortuoso sentiero che
conduce al Castello di Strada … alcune persone guardano con aria
incuriosita la lunga fila di gente che imbocca la salita . Un brulichio
di voci e battute fa sentire l’eccitazione della comitiva…
ci penserà la salita a “stancare” la lingua…
piano, piano il chiacchiericcio brulicante lascia il posto al fiatone
e al battere degli scarponi sul lastricato. Arranchiamo, il passo di
alcuni rallenta! Facciamo la prima sosta al Castello di Strada, beviamo
acqua fresca che sgorga dalla fontana e ci inoltriamo nel buio del bosco.
A terra, lungo il largo sentiero, pozze d’acqua ci ricordano il
forte temporale del pomeriggio, nell’oscurità si sente
lo “sciacquettio” di qualcuno che vi affonda gli scarponi
e in lontananza, ovattati, i rumori dei motori di qualche auto.
Il gruppo si raccoglie di nuovo in cerchio, in uno spiazzo, siamo ai
confini di una proprietà di cui Wolfgang ci narra gli aneddoti
degli ultimi 100 anni: storie semplici che hanno animato i percorsi
della mulattiera alle sue spalle, come quella dei due sposi che per
festeggiare il loro matrimonio andarono, come loro viaggio di nozze,
al mercato di Strada per comprare le cipolline…
Si crea un momento di raccoglimento per recitare la Lode della sera
di Romena: arriva il silenzio atteso e al lume di torce i nostri occhi
leggono preghiere e le nostre voci, a turno, invocano e ringraziano
il Padre. Restiamo fermi assorti in riflessioni silenziose… il
momento è molto suggestivo: ci accompagna dolcemente il frinìo
di qualche grillo e il fruscio delicato del vento, diversi uccellini
intonano le loro melodie, e alcuni cani, in lontananza, abbaiano…
Poi ricomincia il rumore dei nostri passi, abbiamo ripreso il nostro
cammino, questa volta sulla roccia, il sentiero del bosco è in
salita e pieno di sassi, procediamo in fila indiana, per terra si lascia
intravedere qualche lucciola. La vegetazione è ancora fitta e
scura e i nostri occhi cominciano ad adattarsi al buio. Il sentiero
si stringe sempre più, poi la boscaglia si dirada a tratti per
lasciare intravedere un luminoso paesaggio lunare, è la prima
notte di luna calante e il chiarore illumina il bosco, la valle e le
montagne intorno… Siamo arrivati alla vecchia fattoria Paradiso.
Il gruppo segue Wolfgang che, sicuro, ci sta conducendo per raggiungere
Poggio al Vento… ci inerpichiamo su una salita molto ripida: di
giorno fa spavento, ma nel buio, vediamo solo pochi passi davanti a
noi e così non ci spaventiamo troppo. La salita è lunga,
siamo un po’ affannati, rallentiamo, alcuni si staccano. Ognuno
ha l’occasione di ricevere sulle parti scoperte, quelle che Wolfgang
definisce le “ruvide carezze” di rovi che costeggiano il
nostro sentiero.
Alla fine della salita, dopo la fitta boscaglia, la luna illumina completamente
un bel campo ricco di mentuccia e camomilla, dove i grilli, in coro,
ancora cantano; abbiamo il desiderio di sdraiarci ad ammirare le stelle.
Il percorso prevede una breve sosta a Poggio al Vento dove ci riforniremo
di acqua fresca. Siamo arrivati, ci inoltriamo nel viottolo verso la
fontana e dal silenzio cominciamo a percepire sempre più chiaro
il canto del raro “ciucciacapre”… Wolfgang ci racconta
che questo uccello, verso fine estate trova la sua compagna e insieme
si divertono in voli entusiastici e propiziatori per il loro accoppiamento…
Arriviamo a Poggio Bastia dove si ammirano, in lontananza, come in un
presepe, le luci dei paesi dell’Alto Casentino: Pratovecchio,
Poppi, Stia, e il tratto Appenninico… un venticello annuncia il
progredire della notte, la variazione di temperatura e un leggero aumento
di umidità. La terra è bagnata e un po’ di fango
rende più morbido l’appoggio… riprendiamo il tono
delle conversazioni lasciate in pizzeria e ci prepariamo all’evento
atteso della serata: il brindisi per festeggiare tutti insieme con lo
spumante! Scopriamo che Wolfgang ha organizzato a sorpresa i festeggiamenti
del compleanno di Camilla che non tutti conoscono e che timidamente
si fa avanti nell’oscurità per brindare con noi ai suoi
15 anni. Adesso, le voci dei compagni di viaggio sembrano più
familiari. Qualcuno, disteso, approfitta per chiudere 10 minuti gli
occhi, altri, in allegria, mangiano biscotti e brindano ancora. Così
ci rimettiamo in cammino sul crinale, verso Casa Nuova della Capriglie
per scendere fino a QUORLE dove troviamo la chiesa: un tempo residenza
estiva dei conti Guidi dove venivano a trascorrere le loro vacanze.
Arriviamo finalmente a casa di Wolfgang, una casetta in pietra situata
nell’antico Borgo Capriglie: qui faremo una lunga sosta con l’apprezzato
caffè e tisana. Ci accampiamo davanti alla sua casa: il lampione
del piccolo Borgo illumina le nostre figure: qualcuno si distende, altri
si siedono, tutti intenzionati ad assaporare al meglio attimi di prezioso
riposo. C’è abbastanza quiete e in lontananza l’allocco
emette il suo richiamo… La tisana è buona, calda, il caffè
anche… è un quadro simile a immagini di profughi, oramai
l’eccitazione dell’inizio della camminata è sfumata,
molti riescono ad addormentarsi per qualche momento, uno appoggiato
all’altro, altri, nonostante le tre di notte, continuano a sentirsi
svegli e piacevolmente presenti come Wolfgang che è ben sveglio
e approfitta di questi momenti anche per salutare Dusty, il suo amato
cane, il quale mostra contentezza di vederci con leccate e strofinamenti
dispensate a destra e a manca.
Tempi misurati, ma senza ansia e arriva il momento di riprendere la
marcia. Anche gli animali del bosco fanno silenzio e continuiamo il
nostro cammino, le gambe vanno e il fresco della notte che avanza ci
sveglia. Arrivati a Poggio della Fabbrica, Wolfgang ci racconta che
questo luogo era il sito di una vecchia fonderia etrusca…
La notte è cambiata e con essa la nostra percezione del silenzio…
i suoni sono più ovattati e silenziosi, le nostre figure, in
fila, nel loro incedere fendono la nebbia che si è alzata…
ad un tratto, oltre le montagne, si comincia ad immaginare un prossimo
albeggiare, un nuovo giorno, ma è ancora lontano. Tutto tace
nella sua immobilità, non si odono più grilli, né
uccelli, né cani. Anche le nostre voci sono sommesse e accogliamo
con entusiasmo il suggerimento di Wolgang a fare una breve sosta per
un massaggio delle spalle da realizzarsi col compagno più vicino,
per sciogliere i muscoli un po’ indolenziti dalla lunga camminata.
Il massaggio è benefico e ci ristoriamo a vicenda. Riprendiamo
in silenzio la discesa di Loscove. La boscaglia è fitta, ma qua
e là, a destra dello stretto sentiero, si lasciano intravedere
dei campi; la luna illumina generosamente l’erba creando delle
sfumature e rendendo come d’argento tutto intorno… e mentre
siamo rapiti da tanta bellezza, il gallo canta annunciando il risveglio
della natura: siamo a Loscove. Alcuni si fermano ad ammirare questa
semplice, bella chiesetta che da sola sembra dominare questo scorcio
di vallata: si vedono in lontananza alcuni paesi illuminati, sono Bibbiena,
Soci, Poppi che sono avvolti da una leggera nebbiolina.
Il cielo ora assume un diverso colore, imbocchiamo la via di asfalto
che conduce a Becarino: è l’alba. Arrivati al ponte di
Strumi, facciamo sosta: ci sediamo sul muretto, qualcuno rischia di
addormentarsi in piedi e il suono di una campana, ci ricorda che sono
le sei. Siamo pronti per la Lode del mattino di Romena e per ringraziare
il Signore di donarci un nuovo giorno… e lo facciamo insieme,
lì, seduti davanti a quel pallido sole non ancora caldo, ma che
comincia ad illuminare con chiarezza i campi gialli di sterpaglia e
le grosse balle di fieno. Si riprende il cammino su per la ripida salita
dove, in cima, svetta l’antico Castello di Poppi. I nostri piedi
sono stanchi e qualcuno prende “forza” dalla mano di un
compagno di viaggio… i più tenaci sono in testa, sono tanti
e troveranno un bel premio: potranno mangiare due bomboloni anziché
uno! Ancora pochi passi, si sentono alcune voci uscire dal bar, molti
sono già arrivati, altri stanno arrivando… il vecchio proverbio
“chi tardi arriva male alloggia” in questo momento è
solo un detto “cittadino” … così, mentre i
primi arrivati sorseggiano il loro cappuccino e gustano la loro pasta,
anche gli ultimi sono accolti con un sorriso invitante e rassicurante,
si conclude così la nostra lunga passeggiata: siamo tutti complici
di un’avventura davvero singolare!
…VOCI E RIFLESSIONI DI ALCUNI PARTECIPANTI A QUESTA PASSEGGIATA
NOTTURNA…
“Grazie
Wolfgang, che condividi con noi il tuo entusiasmo e ci educhi ad apprezzare
con rispetto, ciò che di semplice e immediato la natura ci offre,
grazie ai compagni che hanno condiviso questa esperienza e ne sono usciti
fortificati perché sapere di poter far conto sulle proprie gambe
è importante, perché andare a rimorchio è facile
ma non ci dà la stessa soddisfazione. Ogni giorno è diverso
e si rinnova l’opportunità di imparare ad ascoltare ciò
che spesso non possiamo cogliere per il troppo rumore di fondo a volte
creato dalla nostra stessa mente”
(Antonella
di Maggio)
“….Così un po’ per curiosità, un po’
perché restare sveglia una notte intera camminando, rappresentava
per me una bella sfida, ho deciso di partecipare. Mentre camminavamo
sentivo di essere così piccola di fronte agli alberi, ai monti,
ma non per questo debole, ero palpitante di energia che mi sono sorpresa
io stessa di avere e che sicuramente non avrei scoperto se fossi rimasta
a letto a guardare la televisione.
Stavo camminando verso i 15 anni… proprio così, infatti
al mattino del 23 Luglio avrei compiuto 15 anni e mi piaceva vedere
quella notte come l’ultima bella prova da vivere prima di salire
ancora un gradino. C’era la luna che rischiarava il nostro cammino,
che filtrava fra i rami e mai come quella sera l’ho sentita preziosa
e amica. Ero così presa da quell’avventura che avevo dimenticato
che era il mio compleanno! Ma non ho tardato a ricordarlo perché,
con mia grande sorpresa, il dolce Wolfgang aveva organizzato un brindisi
in mio onore con tanto di spumante! È stata veramente una bellissima
sorpresa e quella notte ho sentito tutte quelle persone che non conoscevo
piacevolmente vicine e amiche. Abbiamo scoperto insieme quanto è
magico assistere al risveglio della campagna, ho imparato ad apprezzare
il calore di un bicchiere di tisana quando di notte fa freddo anche
se siamo in estate e abbiamo vinto insieme la fatica fino a raggiungere
il bar con il mito delle paste!
Sono soddisfatta di questa esperienza…sicuramente un modo indimenticabile
ed originale di festeggiare il proprio compleanno.”
(Camilla Gori)
“
Camminare con Wolfgang è sempre un’avventura: si vedono
cose e si sentono gli odori e i profumi più sottili, assumono
maggiore significato la luce e la penombra, il buio, il caldo e il freddo
che incontriamo… Lunghe ore di cammino, un passo dietro l’altro…
la fatica scioglie le nostre vecchie tensioni perché quello che
ci manca nella vita quotidiana è proprio la fatica fisica. Il
silenzio nella notte a volte è completo, un silenzio che dà
pace e che abbiamo dimenticato nell’ansia delle nostre giornate
che scorrono frenetiche. Il mio “andare”, e anche quello
degli altri, lo sentivo come un lento attraversare la terra, era un
esserci semplicemente e completamente, senza fretta… Ognuno di
noi, nella propria solitudine fisica e mentale si sentiva protetto,
accolto e necessario al gruppo che, come un grande respiro, avanzava
guidato da Wolfgang.”
(Delfina Giovannini)
“…
La cosa più bella ed incantevole di camminare nella notte è
il sentimento di pace, tranquillità e l’abbandono a te
stesso, l’abbandono al ritmo ed il rumore del cammino, non esistenza
del pensiero ai pericoli, perché vediamo e sentiamo solo il necessario
per proseguire la strada (un po’ come quando si scia nella nebbia)
… Ci sembrava di aver conquistato la notte, la montagna e noi
stessi. Penso che per tutti sia stata la colazione più gustosa
e piacevole.”
(Lida
Belova)
“…...Sembrava proprio di stare in un'altro mondo... con
il vento che ti accarezzava e trasportava con sé tutti gli odori
del bosco e della terra.. .Nella società dove viviamo e con i
ritmi imposti da essa non alziamo mai gli occhi per ammirare il cielo
nè cerchiamo di avere un contatto con la natura che in fondo
ha sempre insegnato tanto all'uomo… Ti abbraccio e ti ringrazio
ancora per la splendida esperienza che mi hai fatto vivere...”
(Fabio
La Corte)
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…
UN ANNO DOPO… Intervista a Wolfgang
di
Delfina Giovannini.
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E’
trascorso un anno da quella notte particolarmente lunga e straordinaria;
Wolfgang ha ascoltato la lettura del racconto di quella notte, insieme
abbiamo corretto delle imprecisioni: è lui che verifica i dettagli
dei fatti che precisamente ricorda…

–
Wolfgang, perché hai deciso di fare una camminata notturna completamente
insonne?
W. –
Perché la notte ha un suo fascino e con la luna piena è
straordinario. Ad ognuno di noi quella notte ha permesso di uscire dalle
righe della routine quotidiana; camminare dal tramonto all’alba
ci fa scoprire un mondo di suoni e di luci altrimenti sconosciuto, anche
l’umidità che si respira e penetra addosso nelle ore più
silenziose della notte, dalle 2 alle 4 del mattino, rappresenta un momento
straordinario, è un’attesa, un fermarsi, un breve rabbrividire
prima di accogliere l’aurora, l’alba e un nostro nuovo giorno.
- Qual
è il sentimento che periodicamente ti fa organizzare delle camminate?
W.-
Io amo condividere le meraviglie della natura. Vorrei invitare gli altri
ad imparare a conoscere i propri bisogni essenziali e spogliarsi del
superfluo per incontrare la natura..
- Quali
sono le caratteristiche migliori che ogni tuo allievo “camminatore”
può sviluppare da queste esperienze?
W.- Percezione
e consapevolezza del silenzio, disposizione all’ascolto, curiosità
nei confronti dello sconosciuto, potrebbe imparare la pazienza, scoprire
e sostenere il tempo dilatato, imparare l’attesa, l’abbandono
fiducioso al mondo che vive intorno a lui e la condivisione preziosa
con gli altri.
- Mentre
offri queste singolari esperienze che cosa ricevi di gratificante e
non?
W.-
Sono felice di regalare un’esperienza che si distingue dal quotidiano-ordinario
e che insieme condividiamo. Mi disturba quando avverto alcune persone
che vivono questa esperienza come una “scampagnata” e disturbano
il gruppo e la natura.
- Ci sono
stati dei momenti che ti hanno fatto pentire di aver organizzato una
notte intera di cammino?
W.- E’
andato tutto bene; avevo già visto e preparato il percorso con
il mio cane Dusty e con la roncola avevo tolto le spine dai sentieri
Erano state prese anche delle misure di sicurezza con le automobili
(e relativi autisti) che, in caso di necessità, sarebbero stati
a disposizione in alcuni punti del percorso per dare soccorso a chi
ne avesse avuto bisogno. Inoltre ci eravamo organizzati suddividendo
il gruppo in 5 sotto-gruppi che avevano come riferimento il proprio
capo-gruppo: camminatore già esperto e a disposizione per aiutare
a risolvere eventuali difficoltà incontrate sul cammino.
- Nel tuo
intimo cosa cambia camminare insieme o da solo?
W.- Camminare
in gruppo mi fa sentire più libero di sprofondare nella notte;
da solo sono più all’erta e attento. Di notte sono io quello
che vede e le persone si affidano meglio a me… affidarsi fa bene
a me e agli altri e insieme camminiamo più sicuri.
Una
passeggiata di ascolto per imparare ad usare le maiuscole
-di Mariella Maglioni
Quando
qualcuno, una sera di agosto, mi ha proposto di andare a camminare nel
bosco, di notte, non mi son sentita troppo entusiasta. A me il bosco
di notte fa un po’ paura, mi oriento male anche di giorno e nei
miei ricordi d’infanzia il buio è sempre stato un ostacolo
insidioso, difficile. E poi camminare di notte perchè? Non può
bastare camminare di giorno, quando il sentiero è chiaro e si
può procedere spediti?
Ho deciso comunque di andare per non essere da meno, incuriosita semmai
dalla presenza di altri e dalle attività di Wolfgang, il cui
nome è sempre una garanzia.
Siamo partiti sul far della sera, iniziando a camminare dopo un breve
saluto, semplice ed essenziale, come semplici ed essenziali sono poi
stati i rapporti tra di noi, i passeggiatori notturni, una ventina di
persone in tutto, alcuni giovani e altri meno, volti noti e non.
Abbiamo camminato in silenzio, fianco a fianco, prima sulla strada in
salita che da Quorle sale verso il bosco e poi sui sentieri che lo costeggiano
e lo attraversano. Il buio calava lentamente e la luce si smorzava passo
dopo passo. Ci fermavamo ogni tanto, su consiglio di Wolfgang, ad ascoltare
rumori e suoni nell’aria tiepida della sera, le voci di un luogo
che solo il silenzio rende possibile sentire. Un Silenzio con la maiuscola.
Wolfgang da esperto ci aiutava ad ascoltare, conoscere e riconoscere.
L’allocco e la ghiandaia, i grilli di campo e quelli di bosco.
Il buio migliorava l’Ascolto.
Così, nel silenzio della notte, potevo ascoltare la voce di tutti
quegli Esseri che ci circondavano, non visti, protetti dall’ombra
e che immaginavo raccolti nelle loro tane, nidi, abitazioni, fermi a
riposare e anche loro tesi nell’ascolto dei nostri rumorosi passi
e dei nostri strani odori.
Camminando in salita, ma tenendo il passo senza sforzo, cominciavo a
riflettere. Sentivo la presenza forte degli Altri. Altri con la maiuscola,
che salivano insieme a me, silenziosi sotto il peso dei loro zaini,
con i loro passi più o meno spediti, più o meno pesanti.
Provavo un gran senso di pace, di calma. Certo, senza di loro non sarei
stata lì a godermi la Natura (lettera maiuscola), il bosco, l’aria
tiepida, la compagnia. Il Cielo. Un Cielo spalancato sopra di noi che
arrivava, nella radura, quasi ai nostri piedi. Lo guardavo di continuo
mentre continuavo a salire. Immenso, bello, luminoso. Un Cielo madre
capace di abbracciarmi e accogliermi per quel che ero, un cielo uguale
per tutti, dimora di angeli custodi e cari defunti, pianeti e satelliti
circolanti. Anche il Cielo voleva la maiuscola.
Poi, dentro la tenda indiana, intorno al fuoco, la Condivisione. Abbiamo
parlato e mangiato insieme, come a dire che insieme si può fare
quasi tutto, superare le sforzo e la fatica, intrattenersi, incoraggiarsi,
servirsi, costruire le nostre Storie. Come quella che Wolfgang ci ha
raccontato del giovane che cerca e sa dare libertà, con la favola
del Pesce d’Oro.
E’ venuto dopo però il momento più importante. Per
me almeno. Una volta ripartiti, dopo la chiesetta di Loscove e il paesaggio
notturno che da lassù si domina, Wolfgang ci ha guidato, ormai
padrone della notte e noi totalmente affidati a lui, nel fitto del bosco.
Un percorso da sopravvissuti: buche, rami, sassi a ripetizione senza
soste. Inutile dire, ormai si procedeva tutti alla cieca e lui, con
il suo tono pacato e gentile, capace di godere di ogni cosa, ci sollecitava.
Chiudete gli occhi. Mollate il controllo. Affidatevi ai piedi e lasciatevi
andare. Ci siamo presi per mano e abbiamo fatto una catena. Una mano
avanti a cui affidarsi, una guida, un’altra mano dietro da aiutare.
E’ questo il momento che ricordo con più piacere ed è
davvero strano perchè a causa del buio non ho immagini nella
memoria. Ma ho sensazioni, sentimenti, emozioni: i miei piedi sulla
terra più liberi e più forti, il mio corpo stranamente
leggero, il gusto di andare avanti, la mano calda dei miei compagni,
il loro respiro vicino, la loro premura, la presenza calma di Wolfgang.
Tutto questo al buio era più potente e più vero.
Questo viaggio al buio era un po’ come la vita. Incerta a tratti,
faticosa e difficile. La presenza degli Altri, indispensabile.
Come procedere in certi casi senza mollare? Non ci sono ricette miracolose,
solo qualche utile consiglio: affidarsi alle lettere maiuscole, farne
tesoro, e magari ascoltare qualche maestro che ci vede, anche al buio,
meglio di noi.
Poppi,
21 settembre 2006
Mariella Maglioni
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