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Progetto di aggiornamento per fisioterapisti e riabilitatori iniziato

 

L’inizio di questo nuovo progetto si è svolto con grande soddisfazione nel dicembre 2007. Dopo 15 anni di interruzione nella formazione è stato possibile in collaborazione con la direzione dell’ospedale di Paray di riattivare un piano di continua formazione per i prossimi 10 anni. L’obiettivo di questa iniziativa è di sostenere i terapeuti formati 20 anni fa, formarne di nuovi interessati, e di insegnare alle infermiere elementi preventivi della fisioterapia.
Per questo motivo è organizzato per il 14 al 18 dicembre un workshop specifico alla scuola infermieristica di Paray a Thaba Tseka negli altipiani del Lesotho. Per questo evento sono invitati i riabilitatori del distretto e di tutti gli altri ospedali del Lesotho.

Quest’anno insegna anche la giovane fisioterapista Meret Laroche, che ha passato vari anni della sua infanzia sul posto a Paray mentre il padre offriva servizio come medico.
L’insegnamento si concentra sulla fisioterapia nell’ospedale e nell’ambulatorio e mette a fuoco anche le terapie delegate alla famiglia o alla comunità.
Thaba Tseka è il centro di un distretto in montagna e per tanti pazienti difficilmente raggiungibile, per questo la riabilitazione che si basa sulle risorse del villaggio e della famiglia è un tema importante.
Le cinque settimane intorno al workshop nazionale insegnerò all’ospedale e alla scuola di infermieri. Sono previste anche le valutazioni annuali di bambini disabili e attualizzare i loro percorsi terapeutici e riabilitativi. Il tema dell’Aids, sta diventando più significativo anche per noi fisioterapisti, grazie alle medicine tante persone cominciano a sopravvivere alla malattia e hanno bisogno della riabilitazione per superare difficoltà causate da neuropatie, problemi respiratori, e debolezza fisica in generale. Quest’anno mi concentrerò anche sull’introduzione di elementi fitoterapici per il sostegno delle fisioterapie nelle malattie comuni.
Per l’inizio dell’anno nuovo potete trovare più notizie da Thaba Tseka

Con cari saluti

Wolfgang Fasser

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Il Lesotho: notizie sul paese

Pace Pioggia Prosperità. E’ il motto del Muso oa Lesotho, il Regno del Lesotho, chiamato anche Basotholand prima dell’indipendenza, un piccolo stato dell’Africa del Sud con capitale Maseru, enclave completamente circondata dalla Repubblica del Sudafrica e situata in mezzo ai Monti dei Draghi, la principale catena montuosa del Sudafrica.

Il nome Le – sotho significa “il popolo che parla sotho” cioè i basotho. Sembra uno scioglilingua, ma è così: il Lesotho è la terra dei basotho che parlano sesotho. Il sesotho è la lingua ufficiale del paese, seguita dall’inglese, com’è naturale per un protettorato prima inglese e poi sudafricano, indipendente dal 4 ottobre 1966. Il sesotho è anche una delle undici lingue parlate in Sudafrica. Come le altre lingue bantu e la quasi totalità delle lingue parlate nell’Africa Sub-sahariana, è una lingua tonale, in cui la variazione di tono con cui viene pronunciata una stessa sillaba, ne varia il significato.

I basotho appartenevano originariamente al gruppo Ngoni dei popoli bantu, che cercarono rifugio sui Monti dei Draghi, la regione dell’attuale Lesotho, e vi si stabilirono per scampare, nei primi anni dell’Ottocento, ai raid di conquista degli Zulu e alle razzie schiaviste provenienti dalla Baia di Delagoa (attuale Mozambico).
Oggi sono i sotho l’etnia principale del paese, che conta una popolazione di circa due milioni di abitanti. Pur essendo strettamente legato al Sudafrica, soprattutto per quel che riguarda l’economia, il Lesotho non ne ha fatto mai parte, ma ha conservato la sua indipendenza, favorita anche dalla sua compattezza territoriale ed etnica.




Il territorio del Lesotho, 30.350 kmq, è principalmente montuoso e collinare e il clima è temperato, favorevole allo sviluppo di attività primarie come l’agricoltura e l’allevamento del bestiame. Il Lesotho è uno dei paesi economicamente meno sviluppati del mondo, con un PIL annuo di 2113 dollari USA pro capite, e una disoccupazione pari al 45% della popolazione (dati relativi al 2005). La sua economia dipende in larga misura da quella del Sudafrica ed è lì che emigra gran parte della popolazione in cerca di lavoro.
Circa il 40% della forza lavoro non emigrante è impegnata nel settore agricolo. La terra coltivabile supera di poco il 10% di quella totale e la coltura dominante è quella del mais, che è la base dell’alimentazione tradizionale. L’agricoltura garantisce la sussistenza e non riesce a soddisfare il fabbisogno interno, mentre l’allevamento di bovini e ovini, molto diffuso, è favorito dalla grande estensione di prati e pascoli.
Le risorse idriche, molto abbondanti, rendono il paese autosufficiente dal punto di vista energetico e anche in grado di vendere acqua ed energia elettrica alla Repubblica Sudafricana.
L’Indice di Sviluppo Umano è basso ed è in continuo calo da qualche anno. La situazione sociale è molto precaria. L’analfabetismo, in diminuzione, era nel 2005 pari al 19,6%. Elevatissima la mortalità infantile, che nel 2003 ha raggiunto il 7,9% dei nati e la speranza di vita non supera, al momento, i 52 anni. L’emergenza sanitaria è aggravata dalla diffusissima denutrizione e dal rapido evolversi dell’epidemia di AIDS: il 35% dell’intera popolazione del Lesotho è sieropositiva. L’OMS segnala come, nell’Africa sub-sahariana, la mortalità tra gli adulti sia aumentata drasticamente in seguito al diffondersi dell’AIDS e di altre epidemie e che l’AIDS è la prima causa di morte per la fascia di popolazione tra i quindici e i cinquantanove anni, giungendo ad abbassare di vent’anni la speranza di vita che si attesta drammaticamente intorno ai 32 anni.

Il Lesotho è una monarchia parlamentare con a capo il re Letsie III e il paese è amministrativamente diviso in 10 distretti. I capoluoghi di distretto sono detti camptown. I distretti sono suddivisi in 80 circoscrizioni a loro volta suddivise in 129 comunità locali. Le religioni professate nel paese sono: protestante 42%, cattolica 38%, animista 15%, musulmana 5%.
Maseru è la capitale del Lesotho. Situata sul fiume Caledon, al confine con il Sudafrica, è l’unica vera città, anche se piccola, del paese, con una popolazione di circa 180.000 abitanti. E’ una piccola città commerciale, dove si producono tappeti di lana e candele. Venne proclamata capitale del popolo Basotho nel 1869, dal capo Moshoeshoe. La città è dotata di un aeroporto internazionale ed è collegata alla rete ferroviaria sudafricana.

Quasi tutta la popolazione del Lesotho vive nei villaggi, al centro dei quali si trova, in genere, il tradizionale kraal, il recinto per il bestiame, una forma d'insediamento tipica, legata a un'economia agricolo-pastorale. La fascia occidentale del Paese è la più densamente popolata ed ospita i centri più importanti, come Mafeteng, Leribe e la capitale Maseru.
Nonostante i cambiamenti dovuti al contatto con il resto del mondo e alle trasformazioni in atto nella società, la cultura tradizionale basotho riesce a sopravvivere perché è profondamente radicata nella vita quotidiana degli abitanti e viene tramandata tramite la lingua, tramite i proverbi, i giochi e le storie. Le usanze, i riti e le superstizioni rispecchiano un livello culturale ancora molto legato alla tradizione e condizionano le credenze individuali e i rapporti sociali.

Come in tutte le culture, le cerimonie segnano le fasi principali della vita ovvero la nascita, la pubertà, il matrimonio e la morte. Un ruolo importante nella cultura dei villaggi è svolto dal bestiame, non solo perché viene utilizzato nei sacrifici, ma anche in quanto simbolo di ricchezza. Altri elementi importanti della vita tradizionale sono l'agricoltura e i capricci del tempo: i contadini basotho devono combattere contro la siccità, le alluvioni, la grandine, la neve e i fulmini.

Due componenti fondamentali della cultura tradizionale sono la musica e la danza, che compaiono tanto nelle cerimonie, quanto nella vita quotidiana. Esistono vari tipi di strumenti musicali, dal leolulo, simile al flauto e suonato dai giovani pastori, al thomo, uno strumento a corde suonato dalle donne, e al setolo-tolo, anch'esso a corde ma suonato con la bocca dagli uomini.

Molti aspetti della cultura basotho sono legati allo scopo di tenere lontana la cattiva sorte e riflettono le dure condizioni di vita in una regione agricola e povera. Le tradizioni dei basotho però hanno anche risvolti leggeri e divertenti, come nel rito per la propiziazione della pioggia che termina con il furto di un utensile da cucina, in legno, da parte di un gruppo di ragazze che concludono poi il rito giocando a palla.

Sia gli uomini che le donne indossano, in ogni stagione, coperte dagli sgargianti colori; gli uomini portano dei caratteristici cappelli conici di paglia. Lo stile di questi copricapo è chiaramente ispirato alla forma di una collina situata nei pressi della Fortezza di Moshoeshoe: quest’ altura, che si staglia solitaria ed orgogliosa incombendo su qualche raro villaggio, si chiama Qiloane e, per le sue caratteristiche, ricorda il carattere forte e fiero dei lesothiani.



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